RONCHI DI CASTELLUCCIO RINASCE TRA ZONAZIONE, VECCHIE VIGNE E BIODIVERSITÀ

78

L’azienda che 50 anni fa ha segnato la svolta qualitativa della viticoltura regionale, e non solo, ritrova e potenzia lo spirito originario con la guida dei fratelli Aldo e Paolo Rametta

Ronchi di Castelluccio, azienda vitivinicola di Modigliana (Forlì-Cesena), con i fratelli Aldo e Paolo Rametta ristruttura il progetto enologico attraverso il recupero dei vecchi cru e un nuovo allevamento bovino di alta qualità, secondo un piano di biodiversità integrata.

​Nati a New Orleans, cresciuti tra gli Stati Uniti e la Svizzera, una lunga esperienza come imprenditori nel settore delle energie rinnovabili e dell’alta finanza, nel 2020 i due fratelli acquistano e ampliano la proprietà fondata nel 1974 dal regista e produttore cinematografico Gian Vittorio Baldi sulle boscose e fresche pendici di Modigliana. Riallacciano così il legame con la terra d’origine della famiglia e realizzano il secondo tassello di un progetto agricolo condiviso e appassionato già avviato con l’acquisizione nel 2017 di Poggio della Dogana, podere in località Terra del Sole (Forlì-Cesena).
​ ​
​La gestione agronomica ed enologica è affidata a Francesco Bordini, figlio di Remigio Bordini che insieme a Vittorio Fiore interpretò la visionaria idea di Baldi di creare in Romagna una realtà vitivinicola di precisione e altamente qualitativa, maturata al rientro dal viaggio di nozze a Bordeaux. Dopo il confronto con l’amico Luigi Veronelli, Baldi si affidò ai due giovani tecnici che eseguirono una selezione massale di cloni pregiati ma di resa contenuta, scartati proprio perché non in linea con la produzione di stampo quantitativo dell’epoca. Bordini e Fiore diedero vita al primo esperimento di zonazione della Regione, tra i primi in Italia. Selezionarono i vitigni bordolesi e il sangiovese, che in Romagna avrebbe trovato una delle espressioni territoriali più vocate, allevati nei cosiddetti Ronchi, cru strappati ai boschi, vinificati rigorosamente come single vineyards.
​ ​
​A partire dal 2020, quindi, i Rametta avviano un percorso atto a riportare in auge l’azienda ripartendo proprio dai capisaldi originari. Restaurano le vigne storiche non abbattendo alcuna pianta e ripristinano le vecchie forme di allevamento, come l’alberello molto basso per far maturare le uve anche a temperature più fredde, sfruttando il calore emesso dal suolo. Le fallanze vengono sostituite ricorrendo ai vecchi ecotipi rinvenuti dagli appunti di Remigio Bordini e passati al figlio Francesco. Ogni Ronco viene vinificato singolarmente come in origine e trasformato con meticoloso rispetto per l’identità del vigneto di provenienza, vivendo un percorso di rinascita che ha già espresso ottimi risultati qualitativi, grazie anche al lavoro relativo alla biodiversità integrata. A novembre 2023, infatti, i fratelli Rametta hanno acquistato il podere della storica azienda agricola Fontana, 390 ettari che abbracciano l’azienda Ronchi di Castelluccio, con fulcro l’allevamento di bestiame. Ad oggi la tenuta comprende oltre 100 capi di vacche Limousine, una razza francese molto rinomata e dal carattere perlopiù docile, e tori. L’allevamento è di tipo riproduttivo, finalizzato alla vendita di vitelli. Nei mesi invernali il bestiame sverna nelle stalle ma da aprile a ottobre è lasciato libero all’interno dei terreni aziendali di prato pascolo, dove si trovano sei laghi che permettono l’abbeveramento, cento ettari di bosco e circa mille piante di ulivi. L’allevamento è in regime biologico certificato e può vantare la foglia di Suolo e Salute, uno standard che permette di lavorare in modo ancor più rigoroso in vigneto potendo usufruire di concime a km0 proveniente dalla stalla.

La biodiversità integrata è un fil rouge che lega Ronchi di Castelluccio a Poggio della Dogana, le cui vigne gestite in biologico si estendono per 20 ettari sulle colline tra Castrocaro Terme e Brisighella. I vigneti, in particolare allevati a sangiovese e albana, accolgono una piccola produzione di miele di Tiglio e Millefiori curata da un apicoltore locale. Lontano da pesticidi e concimazioni inorganiche, le ospiti si occupano dell’impollinazione della vite, favorendo la produzione di uva e il mantenimento qualitativo del raccolto. La biodiversità è garantita anche dalle decine di ulivi che, oltre ad arricchire il paesaggio, svolgono funzioni ambientali fondamentali, mitigando il clima e ospitando la microfauna funzionale alla coltivazione biologica

I commenti sono chiusi.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi