Giornale Online di EnoGastronomia

Alchechingi

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È frutta portafortuna sulla tavole delle feste di Natale e di Capodanno. Si tratta dell’alchechengi, una pianta erbacea perenne della famiglia delle Solanacee, come il pomodoro, la patata, il peperone, era coltivato durante l’impero Inca proprio per le sue virtù terapeutiche. Il suo nome deriva dallo spagnolo alquequenje e la dizione alkekengi fu usata dal 1555, derivata dall’arabo al-kakang che significa “vescica”. Allo stato selvatico si trova nei boschi della zona padana e submontana ed è presente nei giardini come pianta ornamentale.
È apprezzato per i suoi frutti commestibili, ovvero le bacche di colore arancio, rossa o giallo-verde, della dimensioni di una ciliegia racchiuse in una membrana di consistenza cartacea simile ad una lanterna giapponese, rigonfia. Quando questa membrana si secca diventa di color paglia e fa comparire il frutto che va mangiato solo quando è scomparsa dalla buccia ogni traccia di colore verde. Nel mondo ne esistono circa un centinaio di varietà, in Italia se ne conoscono solo tre specie.
I frutti si raccolgono quando sono ben maturi, nei mesi di settembre-ottobre, non hanno nocciolo, sono poco succosi, hanno sapore acidulo ma gradevole, la polpa costituita da numerosi semi è ricca di carotenoidi e vitamina C ed ha proprietà rinfrescanti e diuretiche. Vengono trasformati in confetture, perché molto ricchi di pectina, da usare nelle crostate, in deliziose salse e nei gelati. Possono essere consumati crudi al naturale, in macedonia e nelle insalate miste. In pasticceria si usano per decorazione, oppure vengono canditi, caramellati o ricoperti di cioccolato fondente.
Da ricordare il risotto futurista all’alchechingio su formula dell’aeropoeta futurista Paolo Buzzi perchèl’alchechingio è alato d’ali di buon tessuto come l’aeroplano, ali che si buttano via: ed allora somigliano a un paracadute; ed è velocissimamente digeribile come tutto ciò che appartiene alla fucina (volevo dire cucina) futurista. (Tratto da La cucina futurista di F. T. Marinetti e Fillìa).

Piera Genta

 

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