GIANNI MOSCARDINI ROMPE GLI SCHEMI DEL VINO A SANTA LUCE, NELLA MAREMMA PISANA

Il produttore e consulente agronomo pisano da anni studia il perfetto connubio tra parcella, portainnesto e clone, scardinando il tradizionale concetto di areale

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Gianni Moscardini impernia la sua filosofia produttiva sul lavoro in vigna e su una ricerca approfondita e continua del rapporto tra terreno, portainnesto e varietà, allo scopo di reinterpretare il concetto di areale ed esaltare l’identità di parcella.

L’azienda vitivinicola ha sede a Pomaia, frazione di Santa Luce nella Maremma pisana. I suoi vigneti si estendono per 13,5 ettari sopra e lungo i fianchi dell’altopiano caratterizzato da un terreno singolare, frutto del processo di sedimentazione conseguente al ritiro delle acque verso gli attuali confini avvenuto milioni di anni fa. Vi si trovano, infatti, tre diverse composizioni, che vanno dal calcareo di natura sedimentaria e origine marina al pietroso e arido di origine magmatico-vulcanica, fino a zone con argille di natura sedimentaria di mare profondo. Le tre tipologie non si intersecano mai, bensì si susseguono secondo fasce parallele distinte, sia in superficie che in profondità, favorendo una parcellizzazione precisa ed efficace dei vigneti.

Gianni Moscardini ha qui individuato il principio cardine della propria produzione, oltre alla sua personale cifra espressiva: trovare il perfetto connubio tra clone, portainnesto e appezzamento.

Nei primi anni 2000, parallelamente alla carriera come agronomo e consulente per diverse realtà vitivinicole, in particolare toscane, Gianni Moscardini acquisisce la proprietà agricola di famiglia – per oltre cent’anni dedicata alla coltivazione di cereali e ulivi – con il desiderio di plasmare il proprio progetto enologico. La converte unicamente a una viticoltura di qualità e nei suoi vigneti trovano dimora diversi vitigni: in primis gli autoctoni toscani, come il ciliegiolo, il sangiovese e il vermentino, accanto a varietà internazionali, quali il merlot e il cabernet franc. Emerge, però, la scelta di piantare varietà tipiche di altri areali italiani per le quali Gianni Moscardini rileva una particolare affinità con il terroir di Pomaia: il teroldego, il fiano e il verdicchio, scardinando così il tradizionale concetto di areale.

“Il vino è il linguaggio che ho scelto per raccontare la singolarità, la potenza e la raffinatezza di questa terra – spiega Gianni Moscardini – E proprio per incrementare il valore intrinseco e percepito della produzione, nel prossimo futuro lavoreremo sulla densità e concentrazione del linguaggio, riducendo la gamma e privilegiando le proposte enoiche più rappresentative”.

Tale approccio è applicato anche ai monovarietali: ne è un esempio Atteone, vino simbolo di Gianni Moscardini, 100% cabernet franc da uve raccolte negli appezzamenti Campo San Giovanni e Riserva. Atteone affina per 10 mesi in rovere francese e per 8 in bottiglia. Dal colore rosso rubino intenso, rivela al naso sentori di tabacco, cioccolato e frutti maturi. Al palato si distingue per l’ottima struttura, la piacevolezza dei tannini dolci, la fragranza e la freschezza dei sentori primari che, uniti a una buona sapidità e persistenza, presuppongono un lungo percorso evolutivo.

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