È lo Snackpacking la nuova tendenza dei giovani viaggiatori. Secondo un recente report menzionato da Forbes International, l’89% dei Millenial e dei Gen Z organizza le proprie vacanze anche per scoprire nuovi sapori, non più in locali esclusivi, alla ricerca delle radici del gusto con street food o mercati rionali. Una buona parte del merito va data comunque ai social: video di panini che diventano virali e clienti disposti a fare la fila per ore per provare l’esperienza di un panino «famoso».
Snackpacking, come cambia la società
Una trasformazione sociologica ed economica trainata dai viaggiatori più giovani che pianificano le proprie vacanze alla ricerca di esperienze autentiche, culturali e senza filtri.
In pratica, le nuove generazioni scelgono di esplorare i territori anche in funzione dei loro sapori più veraci: dal cibo di strada alle specialità regionali, vengono valorizzate le piccole attività commerciali come veri e propri custodi dell’identità locale.
A confermare la portata di questo fenomeno sono i dati ufficiali del Global Travel Trends Report, pubblicati da Forbes International, secondo cui l’89% di Millennial e Gen Z considera una parte essenziale del proprio itinerario di viaggio queste specialità.
Vengono così riscritte le tappe di una vacanza: il 69% dei viaggiatori sceglie ai banchi dello street food, il 53% va alla ricerca di panifici storici e il 50% esplora i negozi di alimentari di prossimità alla ricerca dei sapori del territorio.
Nuove culture
Un movimento culturale nato sui canali social e che proprio lì trova la sua consacrazione naturale. Il cibo diventa racconto fotografico, immortalato dalle voci creative dei tanti viaggiatori.
Oltre il 75% dei giovani ammette infatti di essere disposto a cercare attivamente, nell’ambito del proprio itinerario, uno specifico prodotto alimentare solo perché è diventato virale online.
Come uno dei tanti casi emblematici italiani citiamo @conmollicaosenzanapoli diventato un fenomeno di culto con ore di attesa per un panino, che da Napoli ha poi aperto due sedi a Milano una a Roma, Torino, a Bari e, ultimo nato, a Padova. Una storia di successo e simpatia napoletana.
Un fenomeno su scala mondiale che dimostra come la filosofia dello Snackpacking stia letteralmente ridisegnando le tappe e le mete del turismo contemporaneo. «I dati dimostrano che per le nuove generazioni la prima tappa del viaggio non è più l’attrazione turistica iconica, ma il luogo in cui batte il cuore quotidiano della comunità – commenta Rosa Giglio, Head of Brand Marketing and Communication di BWH Hotels Italy & South-East Europe– Scegliere lo street food, il panificio storico o il mercato rionale significa cercare un’interazione sincera e non mediata. Il cibo diventa così la chiave per decodificare lo stile di vita di una destinazione, guidando una nuova economia del turismo che ridefinisce completamente i flussi di spesa e le priorità dei viaggiatori».
E i dati parlano chiaro: Secondo il recente Culinary Tourism Market Report 2026, il mercato del turismo enogastronomico globale è infatti proiettato verso i 1.230 miliardi di dollari entro la fine del 2026, rispetto ai 1.060 miliardi del 2025, registrando un tasso di crescita annuo composto (CAGR) del 15,6%. Le proiezioni a lungo termine poi, stimano il raggiungimento di quota 2.190 miliardi entro il 2030. Una dinamica globale quindi, confermata anche dal trend nazionale elaborato da ENIT e ripreso dal Ministero del Turismo, i quali confermano come l’enogastronomia in Italia sia ormai una colonna portante per i flussi internazionali.
Oggi questo asset si è consolidato come una motivazione di viaggio trainante, capace di attrarre flussi strategici da mercati chiave come Regno Unito, Germania, Spagna e USA. Il cibo come principale leva di attrazione internazionale insomma. Una ricerca di autenticità pop che genera valore anche fuori dai circuiti di massa, spostando il turista verso mete secondarie e quartieri alternativi, sia in Italia che nel Sud-Est Europa.
Ecco quindi riassunte le 10 mete imperdibili tra l’Italia e il Sud-Est Europa, selezionate da BWH Hotels Italy & South-East Europe; le più assaporate e le più postate.
1. Lecce (Puglia)
• I custodi dell’identità: Il mercato di Porta Rudiae, un vivace punto di riferimento rurale e di quartiere, con banchi di frutta, verdura, macellerie e rivendite di prodotti tipici e le storiche botteghe barocche.
• L’assaggio iconico: Il pasticciotto leccese caldo e il rustico leccese
2. Catania (Sicilia)
• I custodi dell’identità: il folkloristico mercato della Pescheria (‘A Piscaria), un pezzo di storia della città.
• L’assaggio iconico: il cibo di strada catanese (cartocciate, cipolline) e i seltz ai chioschi storici.
3. Verona (Veneto)
• I custodi dell’identità: I mercati locali e le storiche osterie (fraschette e botteghe storiche).
• L’assaggio iconico: la pearà nel periodo invernale, i cicchetti locali con salumi della Lessinia e la pastissada de caval da passeggio.
4. Genova (Liguria)
• I custodi dell’identità: Duemila metri quadrati di mercato coperto (Mercato Orientale) e i caruggi del centro storico.
• L’assaggio iconico: Focaccia classica e di Recco, farinata calda e frisceu (frittelle di baccalà o erbe).
5. Bologna (Emilia-Romagna)
• I custodi dell’identità: Le storiche botteghe del Quadrilatero e il Mercato delle Erbe.
• L’assaggio iconico: Mortadella a cubetti da passeggio, crescentine calde e tranci di pizza in teglia alla bolognese.
6. Viterbo (Lazio)
• I custodi dell’identità: Le storiche botteghe del quartiere medievale di San Pellegrino e, nei mercati della Tuscia, i banchi dei produttori locali a Km0.
• L’assaggio iconico: La celebre porchetta di Viterbo (da gustare in un panino fragrante), i fagioli con le cotiche in versione street food e i tipici biscotti “tozzetti” alle nocciole dei Monti Cimini.
7. Perugia (Umbria)
• I custodi dell’identità: I forni storici e i piccoli alimentari che fanno capolino tra i vicoli medievali e le scalinate del centro, oltre alle storiche botteghe artigiane di Corso Vannucci.
• L’assaggio iconico: La leggendaria torta al testo umbra (una sorta di focaccia farcita con prosciutto di Norcia e caciotta, oppure con salsiccia e verdure campagnole), i baci di Perugia artigianali e il cioccolato locale.
8. Salonicco / Thessaloniki (Grecia)
• I custodi dell’identità: I caratteristici mercati storici di Modiano e Kapani.
• L’assaggio iconico: La bougatsa (sfoglia dolce o salata), i souvlaki nei vicoli e i celebri koulouri (ciambelle al sesamo).
9. Yerevan (Armenia)
• I custodi dell’identità: Lo storico mercato coperto GUM (Gumi Shuka), un’oasi di profumi, frutta e spezie.
• L’assaggio iconico: Il pane lavash sfornato al momento nei forni sotterranei (tonir), i lamadjo (sottili pizze armene con carne speziata) e la frutta secca ripiena di noci.
10. Tirana (Albania)
• I custodi dell’identità: Il Pazari i Ri (Nuovo Mercato), il cuore pulsante della città dove i banchi di frutta e spezie si alternano a piccoli chioschi e caffè all’aperto.
• L’assaggio iconico: Il byrek, una torta salata risalente all’Impero Ottomano (al formaggio o agli spinaci), comprato caldo nei piccoli forni di quartiere (furrë buke) e i tipici qofte, polpettine speziate.
Lo Snackpacking dimostra come le nuove generazioni di viaggiatori cerchino una connessione immediata, autentica e accessibile con la cultura locale.




