Gelate primaverili e rischio climatico

Il rischio di gelate primaverili nei vigneti: cosa cambia davvero con il riscaldamento climatico? Evidenze da Cognac e possibili riflessi per l’Italia

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Il tema delle gelate primaverili nei vigneti è un argomento centrale per la viticoltura europea. Negli ultimi anni, l’anticipo del germogliamento della vite ha alimentato il timore di una maggiore esposizione al rischio di danni da gelo. Tuttavia, uno studio condotto in Francia, nella zona di Cognac, suggerisce uno scenario più articolato, con implicazioni interessanti anche per la viticoltura italiana.

Lo studio a Cognac: rischio stabile dal 1972 al 2022

A Cognac, area simbolo della produzione di distillati da vino, Sébastien Zito, ricercatore dell’INRAE e di Hennessy, ha analizzato l’evoluzione del rischio di gelate primaverili nel periodo 1972–2022.

Il dato chiave emerso è che:

  • Il germogliamento tende ad avvenire sempre più precocemente.
  • Anche la data dell’ultima gelata primaverile si sta anticipando.
  • Il risultato complessivo è una stabilità del rischio climatico legato alle gelate primaverili.

Secondo quanto dichiarato durante un forum meteorologico locale, non si osserva un aumento statisticamente significativo del rischio di gelate in relazione all’aumento delle temperature medie. Anzi, si registra una lieve diminuzione delle annate con eventi gelivi critici.

Implicazioni per la viticoltura italiana

In Italia, le gelate primaverili hanno segnato profondamente diverse campagne viticole recenti, in particolare nel 2017, 2020 e 2021, con danni rilevanti in:

  • Pianura Padana
  • Toscana interna
  • Abruzzo
  • Veneto
  • Emilia-Romagna

La situazione italiana presenta però una maggiore variabilità pedoclimatica rispetto ai cugini francesi di Cognac. Alcuni elementi da considerare:

Anticipo fenologico anche nei vigneti italiani

Il riscaldamento climatico sta determinando un anticipo del germogliamento in molte aree viticole italiane, specialmente nelle zone di pianura e nei fondovalle soggetti a inversioni termiche.

Andamento non uniforme delle ultime gelate

A differenza di quanto osservato in Cognac, in Italia l’anticipo dell’ultima gelata primaverile non è omogeneo. In alcune aree interne e collinari si registrano ancora episodi tardivi, talvolta molto intensi.

Maggiore esposizione economica

L’elevata frammentazione aziendale e la presenza di denominazioni ad alto valore (DOC e DOCG) amplificano l’impatto economico anche di eventi localizzati.

Gelate primaverili e cambiamento climatico: più rischio o maggiore variabilità?

Le analisi climatiche mostrano che il cambiamento climatico non implica necessariamente un aumento lineare del rischio di gelate primaverili, ma piuttosto:

  • Maggiore variabilità interannuale
  • Eventi meno frequenti ma potenzialmente più estremi
  • Maggiore imprevedibilità

Per la viticoltura italiana, il tema non è solo l’aumento o meno del rischio medio, ma la gestione dell’incertezza climatica.

Strategie di adattamento per i vigneti italiani

Nel contesto italiano, la gestione del rischio gelate passa sempre più attraverso la scelta di portinnesti e varietà a germogliamento più tardivo insieme as una gstione strategica della potatura (potatura tardiva o doppia potatura). Da considerare anche i sistemi di difesa attiva (ventilatori, candele, irrigazione antibrina) e, molto importante, il monitoraggio meteo di precisione

L’esperienza di Cognac suggerisce quindi che il riscaldamento climatico non comporta automaticamente un aumento strutturale del rischio di gelate primaverili. Tuttavia, per l’Italia, la complessità territoriale impone analisi localizzate e strategie differenziate.

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