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Reportage
Filippo La Mantia: “siciliano illustre di cucina”
Oliovinopeperoncino nel mondo dell’alta gastronomia: dopo l’intervista a Heinz Beck, Filippo La Mantia. Come la dugentesca Scuola di Federico II produsse i primi vagiti della tradizione letteraria italiana sotto l’ègida del siciliano illustre, la neo-ristorazione tricolore si ciba del “siciliano illustre di cucina” del grande chef palermitano La Mantia.
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La Grande Festa del Vino
Più di 100 vini in degustazione e, per non farsi mancare proprio nulla, golosità gastronomiche dal dolce al salato a portata di mano …. E di bocca. E’ quanto succederà Domenica 12 Settembre 2010 in Villa Belvedere a Mirano con la terza “Grande Festa del Vino” organizzata dall’Enoteca Le Cantine Dei Dogi.
Sdoganati i piemontesi a Vicenza?
L'impresa sarebbe riuscita a Claudio Alario, ospite di Selectus. Il condizionale è d'obbligo, specie quando si tratta d'invertire una tendenza che dura ormai di decenni ed ha reso difficile nel capoluogo berico la vita anche ai più prestigiosi vini piemontesi, compreso "il re dei vini", il Barolo.
Proprio questo, del cru Riva in tenimento di Verduno, dalle vigne di Claudio Alario presente per l'occasione, è stato il protagonista di una verticale di sei annate, tra il 2004 e il 1996, il 18 marzo ad Altavilla Vicentina in casa Selectus, partecipatissima non tanto perché i posti fossero esauriti, quanto per l'attenzione ed il coinvolgimento degli intervenuti.
Che poi non del solo Riva s'è trattato, con un anticipo, oltre tutto, del 2005, l'attuale annata in commercio, ma dell'altro cru di Barolo, il Sorano, che Claudio Alario coltiva da qualche anno in Serralunga d'Alba: il primo, nel variare delle annate, comunque elegante e profumato, con tannini alquanto equilibrati, laddove il secondo ha una struttura più potente, un frutto esplicito, magari appena meno elegante che il Riva, e tannini masticabili, che ci fanno presagire una maggiore longevità.
Sta il fatto che è nata dal pubblico la richiesta di ritrovarsi tra qualche anno per una verticale di Sorano, non appena ci sarà una serie di vendemmie sufficiente a ricavarne indicazioni significative.
Non era stato, però, il Barolo il primo approccio dei presenti con i vini di Claudio Alario.
La serata s'era, infatti, aperta con un casse-crôute, uno spuntino d'aperitivo con salame stagionato e toma di capra delle Langhe, sorseggiando Dolcetto di Diano Costa Fiore e Barbera Valletta, assai apprezzati.
È seguito il clou della manifestazione: la presentazione delle Langhe, della loro storia e della loro viticoltura, sino ad arrivare al Barolo ed al terroir del Riva in particolare, attraverso gli interventi di Maurizio Onorato, Luca Purelli e Claudio Alario, col quale i vicentini hanno scoperto un inatteso feeling.
Il vino "parlato" ha poi ceduto il campo alla degustazione, di sei annate: 2004, 2003, 2001, 2000, 1997, per finire con 1996 ed i suoi quattordici anni portati senza fatica. Ha stupito, soprattutto, anche negli esemplari più datati, un'unghia ancora giovanile e riconoscibilmente violacea, in un vino, il Barolo, che vira assai presto all'aranciato o al mattone e che non è certo dei più ricchi di polifenoli.
Il dibattito che è sorto dalla degustazione è stato articolato ed ha dimostrato quanta verità ci sia nell'invito "Assaggia un'emozione", col quale Selectus titola questo format d'incontri.
Non è mancata l'occasione di discutere d'abbinamento, pasteggiando con le diverse annate ed un brasato al Barolo, proveniente dalla cucina dell'Antica Osteria Toni Cuco di Grancona (VI).
L'esito dell'appuntamento, a questo punto, crea una viva attesa per i prossimi due in calendario, immutata la formula: il 18 marzo, coll'Amarone Campo dei Gigli e Tiziano Castagnedi della Tenuta Sant'Antonio, ed il 15 aprile, col Rosso dell'Oltrepò Riserva Cavariola e Paolo Verdi dell'azienda Bruno Verdi. Il nostro giornale non può far altro che partecipare e raccontarvi il fatto, al prossimo appuntamento.
Francesco Turri
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Il territorio del Vesuvio, monte di che distrusse con la sua furia le antiche città romane di Pompei ed Ercolano, nonché quello del Monte Somma, cratere più antico, sono da sempre terroir d’elezione di vitigni pregiati.