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Reportage
Filippo La Mantia: “siciliano illustre di cucina”
Oliovinopeperoncino nel mondo dell’alta gastronomia: dopo l’intervista a Heinz Beck, Filippo La Mantia. Come la dugentesca Scuola di Federico II produsse i primi vagiti della tradizione letteraria italiana sotto l’ègida del siciliano illustre, la neo-ristorazione tricolore si ciba del “siciliano illustre di cucina” del grande chef palermitano La Mantia.
In primo piano
La Grande Festa del Vino
Più di 100 vini in degustazione e, per non farsi mancare proprio nulla, golosità gastronomiche dal dolce al salato a portata di mano …. E di bocca. E’ quanto succederà Domenica 12 Settembre 2010 in Villa Belvedere a Mirano con la terza “Grande Festa del Vino” organizzata dall’Enoteca Le Cantine Dei Dogi.
Lezioni di critica
La prima regola che ho assimilato nel corso di questi mesi è:”Se devi parlare di un produttore, parlane bene”. Scritta proprio così, perché così me la riferì il mio redattore Francesco Turri quando cominciai a scrivere per lui, e le regole come le leggi si trasmettono tali e quali, senza interpretazioni di sorta.
E’ vero, credo a questo principio, ma poi c’è la critica. Critica, dal verbo greco “crino”, saper discernere il bene dal male. Una divisione netta, in certi casi fin troppo. Il mezzo con cui la nostra critica prende forma è la parola, il pensiero, il discorso e magari in termini più pragmatici il tramite potrebbe essere inteso come un vero e proprio ragionamento logico.
Questo è solo greco però, è solamente la lingua che andrà a formare i diversi ceppi occidentali. Diversa lingua, diversi mezzi per arrivare alla critica. Ma poi a questa carrellata filosofica si oppone un qualcos’altro. Per ogni occidente c’è un oriente.
Lì la critica non esiste proprio perché il principio che sta alla base del pensiero cinese e quindi taoista o confuciano è l’equilibrio Yin-Yang. Espresso anche per i meno addetti al settore o i meno appassionati di culture esotiche con Yin-Yang s’intende quel cerchio al cui interno sono inserite due porzioni di colore diverse, opposte. Quel simbolo presente,lo ricordo con nostalgia, in qualche vecchio film di Bruce Lee. Ma i colori e le forme ora non importano ciò che contano sono i concetti perché in oriente i termini della critica, bene e male, si confondono. Da una situazione del genere può nascere o equilibrio o ambiguità.
Nella nostra visione l’equilibrio totale non esiste, sussiste però l’ambiguità, procrastinata dal giudizio. Il giudizio di tante persone ha fatto in modo che una nutrita parte di noi considerasse Ferran Adrià come il miglior cuoco del mondo. Alla luce del fatto che la notizia della prossima chiusura del Boullì è fresca, cosa posso aggiungere? Non molto, ma di certo posso affermare che le mode sono talmente effimere da non poter essere sottoposte alla critica e quel tipo di cucina, a quanto pare, era un semplice specchietto per allodole. Però possiamo confrontare la cucina di Adrià, molecolare(male), con l’italianissima cucina creativa(bene).
“Complimenti per l'iniziativa editoriale ricevo la Vostra rivista sempre con molto piacere, ho letto con interesse l'articolo della bufala, chiarezza senza equivoco. Bravi”. Questa mail, per la brevità la riporto tutta, è stata scritta dal pugno virtuale di Vittorio Tarantola, espressionista della cucina italiana. Un’attenta difesa della materia prima esclude di e per forza l’uso massiccio di additivi chimici.
Affermo:”Noi conosciamo il giorno perché sappiamo cos’è la notte”. Noi conosciamo Adrià perché sappiamo che qualcuno lavora secondo parametri diversi dai suoi, opposti. Molte espressioni del gusto in cui spesso è difficile orientarsi, ma ricordatevi sempre: il verbo orientare ha come radice la parola oriente!
G. Camedda
La drammatica conversione di un degustatore astemio

Il territorio del Vesuvio, monte di che distrusse con la sua furia le antiche città romane di Pompei ed Ercolano, nonché quello del Monte Somma, cratere più antico, sono da sempre terroir d’elezione di vitigni pregiati.